Nella puntata di oggi l'audizione del ministro degli Interni, Roberto Maroni, dinanzi alla Commissione parlamentare per l'infanzia, sull'operazione di censimento dei nuclei famigliari nei campi nomadi abusivi, un provvedimento che il ministro ha definito "di protezione civile e non di sicurezza".
L'operato di un altro ministro è al centro del dibattito politico in questi giorni. Su suggerimento del ministro Sacconi la Commissione Lavoro pubblico e privato della Camera ha avviato e sta svolgendo un'indagine conoscitiva sull'assetto delle relazioni industriali e sulle prospettive di riforma della contrattazione collettiva. Nell'ambito di questa indagine in due successive sedute è stato ascoltato proprio il ministro del Lavoro, della Salute e delle Politiche sociali, Maurizio Sacconi. Nella puntata di questa sera mandiamo in onda la seconda di queste sedute, quella del 23 luglio scorso, quando Sacconi ha risposto alle domande dei commissari. Tra di essi, a porre quesiti, due autorevoli esponenti del Partito democratico, due ex ministri competenti proprio di tematiche inerenti il lavoro.
Enrico Letta, dopo aver sottolineato il consenso politico "vasto" per una riforma della contrattazione, ha chiesto al ministro se non ritenga il dato dell'inflazione programmata dal governo, all'1,7%, di ostacolo al percorso della riforma, nel senso che non potrebbe non aiutare le parti a trovare un accordo. Anche Cesare Damiano ha definito quello dell'inflazione programmata all'1,7%, due punti al di sotto di quella reale, al 3,8%, un "punto fondamentale", ma ha chiesto a Sacconi se il governo ha intenzione di omogeneizzare il modello contrattuale del settore pubblico a quello del settore privato nella sua nuova formulazione, e se intende ridurre la pressione fiscale su retribuzioni e pensioni, aiutando così non solo il potere d'acquisto ma anche il negoziato tra le parti sulla nuova contrattazione. E' intervenuto infine anche Giuliano Cazzola (PDL), che ha chiesto delucidazioni sul "patto per la redistribuzione".
Nella sua replica il ministro ha ribadito l'obiettivo di giungere ad un "cambiamento radicale del sistema delle relazioni industriali, tanto nel privato quanto nel pubblico". Un sistema che oggi appare "ridondante e ineffettivo", che non serve a nessuno, perché mantiene "bassi salari, bassa produttività, e bassa efficienza". Il modello di riferimento del governo, ha spiegato Sacconi, prevede un "baricentro nel territorio e nell'azienda", un salario "collegato alla produttività ma anche agli utili di impresa". Per quanto riguarda la pressione fiscale, ha chiarito il ministro, il governo è sempre "favorevole" a una sua riduzione, anche delle aliquote, ma con le attuali risorse si rivelerebbe "un'operazione onerosa e impercettibile, non in grado di stimolare né i consumi né la produttività". Rispetto al settore privato, la contrattazione collettiva nel pubblico "vive una sua specifica transizione", di cui però si occupa principalmente il ministro Brunetta, con il quale Sacconi condivide l'obiettivo della "ricostruzione innanzitutto del buon datore di lavoro", che manca nella contrattazione di secondo livello, proprio quella che dovrebbe essere "più virtuosa".
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martedì 29 luglio 2008
Audio/Maroni e Sacconi, su nomadi e lavoro
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Roberta Jannuzzi
Federico Punzi
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